Quando si diventa mamme, è sempre per la prima volta; per la donna che vive questa esperienza è sempre qualcosa che deve avvenire, è una terra da scoprire nonostante la tecnologia e il sapere scientifico.
Le paure, la solitudine, i dubbi sono in agguato e sono difficili da formulare perché richiamano legami con un mondo opaco, dei vissuti lontani, nascosti in una memoria sensoriale e quindi a volte mai pensata.
Domande quali: “ sarò uguale alla madre che ho in mente di essere? Sarò diversa?” Domande sull’identità che portano inevitabilmente a un “ cosa sarò?” che non ha una risposta precisa e per questo può far paura.
La maternità e l’inatteso:
Ci sono donne che esprimono parti di sé nuove, inaspettate e spesso ci vuole coraggio per riuscire ad accettarle e esprimere! E’ quando due madri si incontrano a scuola o davanti un caffè che possono scambiarsi confidenze sui figli rumorosi e troppo vivaci. Ma lo fanno con parsimonia, in modo succinto quasi non osano raccontarsi.
E’ vero però che i fatti di cronaca sono cadenzati da notizie di mamme che dimenticano i figli o che sono vittime di altri incidenti. Questo non è altro che il segno del nostro fallimento come società che finge cecità di fronte alle difficoltà e infelicità a volte delle madri.
Queste parole non devono essere soffocate, ma anzi sono preziose testimonianze che normalizzano un evento tanto importante quanto imprevedibile e complesso che è quello della maternità e esprimere un disagio può essere il bivio tra il vivere bene e il limitarsi a sopravvivere.
Rispetto al passato, poi, la maternità non è più concepita solo come cura fisica e affettiva dei piccoli, ma comprende anche l’attenzione per lo sviluppo psicologico, sociale e intellettuale dei bambini. Molti dei dubbi e delle paure delle neomamme sono alimentati da quello che leggono. Consigli pratici e guide fai da te, invece di tranquillizzare, concorrono a creare il falso mito della “mamma perfetta” e generano frustrazione.
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